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Jonathan D. Spence
Palazzo della memoria di Matteo Ricci (Il)
Adelphi
- Collana: L'oceano delle storie
n. 14 - Pagine 384 - Formato 14,5x22,5 - Anno 2010 - ISBN 9788845924897
Argomenti: Biografie - Autobiografie, Storia moderna, Cina
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Prezzo di copertina € 28.00
Promozione fino al 30/9/2010 - Prezzo: € 23.80
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Note: Traduzione di Flavia Pesetti
Caratteristiche:
brossura
Note di Copertina
Matteo Ricci fu l'uomo che con maggiore determinazione ed efficacia tentò di far comunicare due grandi civiltà – quella europea e quella cinese – che per secoli si erano ritenute autosufficienti. Gesuita, di quell'epoca in cui i gesuiti erano anche uomini temerari, che partivano verso i luoghi più remoti con l'intenzione non soltanto di convertire ma di capire chi vi abitava, patì in Cina traversie di ogni genere ma riuscì a offrire dell'Europa e della cristianità un profilo che si impresse profondamente nell'immaginario cinese, e divenne anzi un tramite obbligatorio verso l'Occidente. Matteo Ricci non cercò solo di ritrovare Confucio in Epitteto e far scoprire Epitteto in Confucio. Al fine di entrare con sottile precisione in un sistema psichico totalmente alieno, utilizzò anche un'arte antica e segreta dell'Occidente, la mnemotecnica, elaborando un Palazzo della memoria che doveva fissare indelebilmente alcuni punti essenziali della dottrina cristiana. E intorno alle immagini di quel Palazzo Jonathan Spence ha costruito un libro che ci invita a intraprendere un viaggio in compagnia di Matteo Ricci – ovvero a ripercorrere un'avventura umana e intellettuale che non ha eguali: dall'infanzia a Macerata, «un mondo invaso dalla guerra e dalla violenza», alla logorante e malsicura esistenza nelle missioni asiatiche tra Cinquecento e Seicento; dalle terrifiche traversate degli oceani agli ardui tentativi di evangelizzazione dell'India («pieno d'oppio», il mogul Akbar sembrava spesso troppo stordito per afferrare i punti più delicati del discorso); dall'illuminante impatto con la spiritualità orientale ai lunghi anni in una Cina che Spence riesce ancora una volta a restituire amalgamando magistralmente l'acribia dello studioso e il talento del narratore.
Dall'anticipazione:
Il Palazzo della memoria era un sistema mnemotecnico che prevedeva la costruzione di «strutture, forme mentali» composte di «immagini» organizzate in «spazi capaci di immagazzinare gli infiniti concetti costituenti l'insieme delle conoscenze umane». Nel 1596 Matteo Ricci, missionario gesuita, matematico, cartografo e soprattutto primo sinologo europeo, volle insegnare il metodo ai cinesi, nella speranza che avrebbero finito per interessarsi alla religione che rendeva possibili simili miracoli. A questo scopo preparò un libretto, scritto in cinese, in cui illustrò un unico gruppo di quattro «immagini», ognuna collocata in un suo specifico spazio. E qualche anno più tardi, mosso dal medesimo intento missionario, realizzò quattro disegni religiosi che avrebbero fissato nella memoria dei cinesi i momenti più drammatici della Bibbia. «Intorno a quegli otto frammenti, così lontani da noi, ho deciso di costruire a mia volta questo libro» ci dice Jonathan D. Spence, invitandoci a intraprendere «un viaggio in compagnia di Matteo Ricci» _ ovvero a ripercorrere un'avventura umana e intellettuale che non ha eguali. E possiamo immaginare con quale emozione abbia compiuto il viaggio insieme a quello che si può considerare il suo primo e più eminente maestro, perché la stessa emozione si trasmette al lettore, che si trova a rivivere, a tratti quasi fisicamente, l'esistenza di Matteo Ricci nell'Europa e nell'Asia tra Cinquecento e Seicento: dall'infanzia a Macerata ai molti inconvenienti della vita nelle missioni lontane; dai terrifici viaggi per mare ai tentativi di evangelizzazione dell'India, non sempre coronati dal successo; dall'impatto con la spiritualità orientale ai lunghi anni in una Cina che Spence riesce ancora una volta a restituire amalgamando magistralmente l'acribia dello studioso e il talento del grande narratore.