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AA.VV.
Super raccolta di storie d'avventura (La)
Mondadori
- Collana: Strade blu Narrativa / Narrativa
Pagine 455 - Formato 15x21 - Anno 2004 - ISBN 9788804530145
Argomenti: Narrativa, Antologia
Normalmente spedito in 3-5 gg. lavorativi
Note: McSweeney's - A cura di Michael Chabon - Illustrazioni di Howard Chaykin - Traduzioni di Katia Bagnoli,Eduardo Brugnatelli,Margherita Carbonaro ecc...
Caratteristiche:
brossura, illustrato
Note di Copertina
Michael Crichton, Stephen King, Dave Eggers, Nick Hornby, Elmore Leonard, Neil Gaiman e molti altri...
L'idea di questa antologia, pubblicata come numero unico di "McSweeney's" - la rivista di Dave Eggers che è considerata la punta di diamante della letteratura odierna - è tanto semplice quanto irresistibile. Il curatore, Michael Chabon, si è chiesto se fosse possibile restituire al racconto breve la sua dimensione più classica, tradizionale e avvincente: quella di narrare storie emozionanti, avventurose, piene di thrilling, incalzanti e mozzafiato. Chabon ha radunato tutti gli autori più prestigiosi di oggi e ha chiesto loro di misurarsi con questa sfida: restituire alla lettura la sua dimensione più emozionante, quella di avventura in tutti i sensi. Il risultato è questa raccolta eccezionale, per la quale hanno lavorato di fantasia autori stellari, i numero uno della letteratura angloamericana, giovanissimi e meno giovani: un dream team composto da Stephen King, Rick Moody, Michael Crichton, Neil Gaiman, Elmore Leonard, Nick Hornby, Dave Eggers, Harlan Ellison e altri ancora.
20 storie da leggere, appassionanti e godibilissime, che ci porteranno alla riscoperta di quell'universo fantastico da tròppo tempo trascurato dagli autori. Mummie che camminano, elefanti vendicativi, esplorazioni polari, nazisti e 7° cavalleggeri, marziani, mostri marini e killer rapinatori. L'avventura è tornata!!!!
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Prologo a l'invenzione di Morel
Verso il 1880 Stevenson osservò che i lettori britannici disprezzavano un po' le storie avventurose e sostenevano che fosse segno di grande abilità lo scrivere un romanzo privo di trama o con una trama infinitesima, atrofizzata. José Ortega y Gasset - La deshumanización del arte, 1925 - cerca la ragione del disprezzo notato da Stevenson e a pagina 96 dichiara che: "è molto diffìcile che oggi si possa inventare un'avventura capace di interessare la nostra sensibilità superiore", e a pag. 97, che questa invenzione "è praticamente impossibile". In altre pagine, in quasi tutte le altre pagine, difende il romanzo "psicologico" e sostiene che il piacere che si può ricavare dalle avventure è inesistente o puerile. Questa è, senza dubbio, l'opinione comune del 1882, del 1935 e anche del 1940. Alcuni scrittori (tra i quali mi piace annoverare Adolfo Bioy Casa-res) sostengono sia ragionevole dissentire. Riassumerò qui i motivi di questo dissenso.
Il primo (il cui aspetto paradossale non intendo né sottolineare né attenuare) è il rigore intrinseco del romanzo d'avventura. Il tipico roman/o "psicologico" tende a essere informe. I russi e i discepoli dei russi hanno dimostrato fino alla noia che niente è impossibile: suicidi per troppa felicità, assassini come forma di benevolenza, persone che si adorano fino al punto di separarsi per sempre, delatori per fervore o per umiltà... Alla fine questa libertà totale equivale al disordine totale. D'altro canto il romanzo "psicologico" intenderebbe essere anche romanzo "realista": preferisce che ci dimentichiamo del suo carattere di artifìcio e fa di ogni inutile precisione (o di ogni languida oscurità) un ulteriore tocco di verosimiglianza. Ci sono pagine, ci sono capitoli di Marcel Proust che sono inaccettabili come invenzioni: senza saperlo ci rassegniamo a essi come ci rassegniamo davanti all'insipidità e al vuoto della quotidianità. Il romanzo di avventure, invece, non si propone come una trascrizione della realtà: è un oggetto artificiale, nessuna parte del quale è priva di giustifica/ioni. Il rischio di incorrere nella mera varietà sequenziale dell'Asino d'oro, dei Viaggi di Simbad o del Don Chisciotte gli impone una trama rigorosa. Ho presentato un motivo di ordine intellettuale: ve ne sono altri di carattere empirico. Tutti dicono sottovoce e con tristezza che il nostro secolo non è capace di tessere delle trame interessanti; nessuno si arrischia a dimostrare che se questo secolo vanta una qualche supremazia sui secoli anteriori, si tratta della supremazia delle trame. Stevenson è più appassionato, più vario, più lucido, forse più degno della nostra incondizionata amicizia rispetto a Chesterton, ma i suoi intrecci sono inferiori. De Quincey si tuffò nel cuore del labirinto nelle sue notti di meticoloso terrore, però non seppe trasformare la sua impressione di "unutterable and self-repeating infìnities" in favole paragonabili a quelle di Kafka. Osserva giustamente Ortega y Gasset che la "psicologia" di Balzac non ci soddisfa: lo stesso vale per le sue trame. A Shakespeare e a Cervantes piace l'idea antinomica di una fanciulla che, senza perdere nulla della sua bellezza, possa spacciarsi per un uomo; questa idea con noi non funziona. Mi ritengo libero da ogni forma di superstizione per la modernità, da ogni illusione che ieri sia intimamente differente da òggi o sarà differente da domani; però sono del parere che nessun'altra epoca dispone di romanzi con trame tanto ammirevoli quanto quelle di Il giro di vite, di Il processo, di Il viaggiatore sulla terra, o quanto questa che ha creato a Buenos Aires Adolfo Bioy Casares. Le storie poliziesche - altro genere tipico di questo secolo che non sarebbe in grado di inventare trame - narrano di fatti misteriosi che in seguito vengono giustificati e spiegati da un evento ragionevole. In queste pagine Adolfo Bioy Casares risolve felicemente un problema forse ancor più diffìcile. Dispiega tutta un'odissea di prodigi che paiono non ammettere altra chiave che la allucina/ione o il simbolo, e li decifra appieno grazie a un solo postulato fantastico ma non soprannaturale. Il timore di incorrere in rivelazioni premature o parziali mi proibisce di prendere in esame la trama e la delicatissima sapienza della esecuzione. Mi sia concesso solo dichiarare che Bioy rinnova letterariamente un concetto che Sant'Agostino e Origene confutarono, che Louis Auguste Blanqui studiò e che Dante Gabriele Rossetti espresse con una musicalità memorabile:
I bave been bere before
But when or how I cannot teli:
I know the grass beyond thè door,
The sweet keen smeli,
The sighing sound, the lights around the shore.
In spagnolo sono poco frequenti o addirittura rarissime le opere di immaginazione ragionata. I classici utilizzarono l'allegoria, le esagerazioni della satira e, occasionalmente, la pura incoerenza verbale. Le sole opere recenti di questo genere che ricordi sono un racconto di IMS fuerzas extranas e un racconto di Santiago Dabove, ingiustamente dimenticati. L'invenzione di Morel (il cui titolo allude a un altro inventore di isole, a Moreau) porta nelle nostre lande e nel nostro idioma un genere nuovo.
Ho discusso con l'autore i dettagli della trama, l'ho riletta; non mi pare un'imprecisione o un'iperbole qualificarla come perfetta.
(Jorge Luis Borges)